Desease Mongering: l’informazione ai tempi delle fake news

Parlare male della GlaxoSmithKline, oggigiorno, è abbastanza facile e si rischia di essere considerati o complottisti o degli adoratori del Medioevo (qualunque cosa essa possa significare…).

Ma vi invito a leggere attentamente questo articolo, reperibile direttamente sul sito del noto colosso britannico, in cui si discute ampiamente dell’importanza dei social sul tema dei vaccini.

Un articolo a dir poco illuminante, una ricerca condotta da The Voice of Blog, che ribadisce, in modo anche abbastanza plateale, l’importanza e l’efficacia della comunicazione ai tempi delle fake news.

Ciò che ampiamente incuriosisce, sono alcuni illuminanti perle che meritano di essere ricordate e approfondite, che verranno riportate qua a seguire, qualora non abbiate voglia e tempo di leggere il “lungo” articolo.

  • Gli attivisti novax sono più o meno otto utenti su 100. Per essere un articolo a sfondo scientifico, ci sarebbe da chiedersi se il “più o meno” sia in qualche modo un’unità di misura riconosciuta nel sistema metrico decimale.
  • i pro-vax guadagnano terreno quando si diffonde la paura per le malattie che si possono prevenire con i vaccini, come nel caso dell’epidemia di meningite degli scorsi mesi in Toscana. Il significato mi pare evidente: chi si avvicina ai vaccini non lo fa esclusivamente perché crede nella loro bontà di utilizzo, ma piuttosto per la paura. Ottimo sistema comunicativo.
  • I dati possono essere interpretati sottolineando che la maggioranza della popolazione online è pro-vaccini. Si tratta di una maggioranza silenziosa. La deduzione, abbastanza evidente, a cui arrivano gli autori della ricerca, è che chi non si esprimere è automaticamente favorevole ai vaccini. Scelta democratica, giusto?
  • Per Rino Rappuoli una corretta informazione anche sul web è sempre più importante, perché permette ai genitori di scegliere consapevolmente di proteggere i loro figli da malattie potenzialmente fatali. Per il Chief Scientist GSK Vaccines, la vendita del prodotto è un tema assai caro. Se ben ricordate è tendenzialmente ripetitivo, e non è mancata occasione, anche recentemente, per ribadirlo persino nella conferenza internazionale in Senato.

Ma il meglio è stato riservato per il gran finale:

  • Questo indica che gli influencer (ad es. Bebe Vio e Roberto Burioni) – aggiunge il dr. Ceron – attraggono nelle discussioni anche persone che altrimenti sarebbero rimaste in silenzio e invece decidono di dire la loro vedendo rispecchiate le proprie convinzioni nelle parole di un personaggio per il quale c’è un forte coinvolgimento emotivo o che ritengono competente. Siamo arrivati alla conclusione che ci troviamo di fronte a dei veri propri influencer, dei testimonial, dove i soggetti coinvolti ricoprono il ruolo di potenziali consumatori di un prodotto, oppure, agiscono come intermediari tra consumatori e produttori.

Questo tema ha radici più profonde, che non si limitano esclusivamente ai vaccini. Henry Gadsen, nel 1977 era Direttore Generale di Merck & Co. ed ebbe il tatto e l’acume di dichiarare sulla rivista Fortune:

“Il nostro sogno è produrre farmaci per le persone sane. Questo ci permetterebbe di vendere a chiunque.”

Viene coniato il termine di “non-malattia“. Stiamo affrontando tutto con una certa leggerezza ed ironia, ma la situazione è altamente complessa e per certi versi preoccupante. Il tema della salute del singolo individuo, è divenuto un concetto puramente economico. Domanda e offerta si incontrano, al centro, risiede il fruitore inconsapevole: noi stessi.

Desease mongering” è questo il concetto di cui stiamo parlando. Letteralmente: mercificazione e commercializzazione della malattia. Un’attenta è mirata campagna di sensibilizzazione (opportunamente finanziata) che può arrivare, al punto di creare un quadro clinico, non necessariamente patologico, grave o degno di interesse, con il solo ed esclusivo interesse d’indurre il paziente (che in questo perverso mercato della salute umana è il consumatore) a cercare e sperare in una soluzione pratica ed efficace per una potenziale malattie. Malattia che potrebbe anche non esistere.

Parliamo della commercializzazione di disturbi, con lo scopo di ampliare il mercato di riferimento e arricchire coloro che vendono il relativo trattamento. Non si promuove più il farmaco, ma bensì la malattia. Nel 1992 fu Lynn Payer, giornalista scientifica, la prima a coniare tale termine.

Ad oggi esiste per ogni malattia una pillola.

Annunci

GlaxoSmithKline: storia di best practice.

Il nove di ottobre, presso la Sala degli Atti Parlamentari, nel Senato italiano, si è tenuta la conferenza internazionale, dal chiarissimo e inequivocabile titolo, “Global Health: l’Italia driver di best practice“.

(adesso non fate finta di non aver capito, eh!)

Appurato il focus (ovviamente comprensibile) dell’argomento, osservare gli ospiti coinvolti, rappresenta lo step successivo per riconoscere la bontà dell’evento.

Ecco, come ad esempio, il professor David Salisbury, Associate Fellow Global Health Security presso la Chatham House The Royal Institute of International Affairs di Londra, diventa l’ospite d’onore, affiancato per l’occasione dal sicuramente utile Ambasciatore d’Australia (tale Greg French) o dall’onnipresente Walter Ricciardi (questa volta presentato nel ruolo più altisonante e autorevole di Member of The Executive Board presso la World Health Organization) spiccano i nomi meno noti (per chi non è del settore) di Rino Rappuoli e Allan Saul.

L’uno è Chief Scientist & Head of External Research and Development (R&D) l’altro direttore del Vaccines Institute for Global Health. Nulla di male, se non fosse che entrambi lavorino presso la GlaxoSmithKline (GSK).

E potevamo anche chiudere un occhio su questa particolare coincidenza, se non fosse, che l’intera conferenza è organizzata con la collaborazione proprio della GSK.

(vedere per credere)

Per molti rappresenta ancora l’ordinario che, conferenze di questo tipo, abbiano sponsor così illustri (e, ahimè, non dovrebbe stupire ancora molti) ma rimane comunque singolare che, nonostante la sicura buonafede degli organizzatori, si desume che, a sunto di tale incontro, ci siano ampia sintesi in tweet come questi:

Se Rino Rappuoli, che ricordiamo ancora essere un dipendente della GSK, cura (giustamente) gli interessi dell’azienda che lo paga, afferma che si dovrebbe spendere di più in prevenzione (sottile allusione al fatto che si dovrebbero acquistare più vaccini, possibilmente a marca GSK), nella cornice del Senato della Repubblica, assemblea legislativa che costituisce al 50% il Parlamento italiano, tutto ciò assume un contesto a dir poco grottesco.

GlaxoSmithKline è una delle 10 realtà più grandi al mondo nel settore farmaceutico (nel dettaglio, viene subito dopo Pfizer, Novartis, Roche, Sanofi, Merck, Abbott Laboratories, Allergan, AstraZeneca e McKesson), oltre ad essere la 194ª, in assoluto, ad azionariato diffusa nel mondo. Ha sede nel sobborgo londinese di Brentford (Hounslow) e nasce nel 2000 tra la fusione della Glaxo Wellcome e della SmithKline Beecham. Nel 2016, GSK, dichiarava per la parte di fatturato relativa a vaccini e altri farmaci ben 20,696 miliardi di sterline (pari al 58% del fatturato totale).

Ma non c’è assolutamente intenzione di decantare i successi economici del colosso britannico, quelli possono essere tranquillamente letti sul loro sito. Quello che sicuramente non troverete scritto, sono le condanne subite da GSK (prima e dopo la fusione). È un buon modo per conoscere chi, con molta prepotenza, suggerisce come e dove, convogliare la spesa pubblica italiana:

  • Nel Luglio del 2012, la GlaxoSmithKline, viene condannata dal tribunale degli Stati Uniti per il più grande caso di frode sanitaria (3 miliardi di dollari) per promozione illegale e uso non autorizzato di due antidepressivi (Paxil e il Wellbutrin) e scorretta indicazione sulla sicurezza per Avandia;
  • Nel 2002 la Food and drug administration (FDA) accusa la GlaxoSmithKline di aver fornito false informazioni circa la Paroxetina, violando i codici di condotta. L’antidepressivo, utilizzato dal 1992, venne venduto per oltre 10 anni come farmaco “non inducente a dipendenza” ma nel 2001, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), si esprime in senso opposto, affermando che la Paroxetina produce effetti anche peggiori della dipendenza. Circa 5 mila cittadini statunitensi fecero causa e nel 2004, l’azienda, sarà costretta a pagare 2,5 miliardi di risarcimento per frode sanitaria. Solo nel 2008 la GlaxoSmithKline ammetterà che il farmaco provoca seri sintomi di dipendenza. Tra i reati imputati figura la deliberata e sistematica soppressione dei risultati sugli effetti collaterali della Paroxetina, oltre, al ben più grave, occultamento dell’efficacia sui bambini;
  • Marzo 2007, la GlaxoSmithKline è condannata al pagamento di 217 mila dollari per reiterata falsificazione dei dati scientifici e la produzione e vendita, con segni mendaci, in riferimento alla mancanza di vitamina C nel succo di frutta vitaminico Ribena. Fatto molto curioso della vicenda, fu lo smascherato della truffa da parte di due studenti di 14 anni di Auckland, durante una ricerca scolastica (i test ufficiali, successivamente, confermeranno il tutto);
  • Il Dipartimento di Giustizia americana condanna, nel 2010, la GlaxoSmithKline al pagamento di 150 milioni di dollari (oltre a 600 milioni per risarcimenti civili) per produzione di farmaci adulterati, attraverso la sua sussidiaria, la SB Pharmco Puerto Rico, per mancanza di sterilità nelle soluzioni iniettabili. Nella succursale di Puerto Rico, infatti, l’inopportuno sistema di aerazione e idrico, provocò la contaminazione ambientali, compromettendo la sterilità degli iniettattabili anti-cancro. Solo nel 2005, le autorità, confiscano prodotti per 2 miliardi di dollari: la più grande mai avvenuta nel settore farmaceutico;
  • Nel 2013 la GlaxoSmithKline fu condannata per frode al consumatore e al pagamento di 88 milioni di dollari per aver sovraprezzato due suoi prodotti (l’antidepressivo Paxil e lo spray nasale Flonase), venduti oltre il prezzo stimato;
  • Nel 2003 la GlaxoSmithKline venne riconosciuta colpevole di frode fiscale per 7,8 milioni di dollari a causa di tasse arretrate e i relativi interessi. La più alta condanna registrata nella storia delle tasse arretrate statunitensi, ai tempi della condanna;
  • Nel 2002 è invece il tribunale tedesco a condannare la GlaxoSmithKline per corruzione di funzionari, medici e altre figure nel panorama farmaceutico, per favorire la prescrizione dei propri farmaci;
  • Nel 2004 è la volta dell’Italia (memoria corta per il nostro governo, sic!) portare in tribunale la GlaxoSmithKline GSK per corruzione sanitaria. La Guardia di Finanza accusa oltre 5000 persone (tra cui 273 impiegati della GSK) di aver speso 152 milioni di euro per medici e farmacisti, in un complesso sistema illegale, attuo a favorire la prescrizione dei farmaci del colosso britannico;
  • In Argentina, nel 2012, la GlaxoSmithKline viene costretta al risarcimento di 400 mila pesos per aver estorto, dietro pagamento monetario, il consenso genitoriale durante dei trial clinici, per alcuni minorenni, per un potenziale nuovo vaccino contro la malaria. Quattordici bambini morirono durante la sperimentazione, inoltre, il consenso fu ottenuto pagando congiunti senza una reale patria potestà, spesso rivolgendosi presso zone in cui la popolazione è più povera e disagiata, con molteplici casi disperati di genitori costretti a “vendere” letteralmente i propri figli o minorenni a loro volta improbabili genitori o altri con problemi di natura mentale;
  • Luglio 2013 il governo cinese condanna la GlaxoSmithKline per corruzione reiterata e sfruttamento alla prostituzione, chiedendo un risarcimento di 3 miliardi di yuan (circa 380 mila euro). Tangenti, regali e prestazioni sessuali per medici e dirigenti d’ospedale per garantire prescrizioni mediche per farmaci per i propri pazienti a marca GSK;

Tutto ciò descritto è ovviamente nella speranza e augurio che, la prossima conferenza internazionale, possa vantare una collaborazione certamente migliore.