Lettera di un padre

Copio e incollo direttamente da Facebook.

In una giornata che sarebbe dovuta essere speciale per molti genitori, che avrebbe rappresentato una delle tappe, fondamentali di crescita di ogni bambino, constatiamo il triste messaggio, che la scuola non è aperta per tutti.

… È paradossale, ma la situazione in cui siamo oggi è peggiore dello scorso anno! Bambini esclusi dalle scuole dell’infanzia, rappresentanti di governo con i nasi lunghi, bocche cucite del personale scolastico, sanitari screditati solo perché liberi di pensare con la propria testa e di consigliare in base alla propria esperienza o ricattati con le radiazioni, sanzioni in corso alle famiglie e, per finire, un decreto fantasma che, se anche dovesse passare, non servirà a rendere realmente giustizia alle famiglie che lottano per la libertà di scelta. Eh, già… siamo alle solite!
Cerchiamo, come al solito, di prendere tempo per sistemare i bambini ai box, ma non ci rendiamo conto che temporeggiare sta servendo solo ad allungare questa agonia e, di questo passo, l’anno prossimo i problemi saranno gli stessi… Quindi? Qual è la soluzione? Scappare? Gridare? Scendere per la centesima volta in piazza? Non lo so. Non ho una risposta. Oppure sì… Forse dimenticarsi di avere ancora fiducia nei nostri fantomatici rappresentanti… quelli che vanno in giro a raccontare stupidaggini o che, puntualmente, a poltrone ottenute, dimenticano in fretta i loro impegni e tutte le ragioni per cui occupano quei posti di prestigio, di potere, di rappresentanza. Ma rappresentanza di cosa? Di chi? Questa gente non mi rappresenta affatto e non mi rappresenterà mai più!…

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“The Leicester Method”

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Affermare con assoluta certezza, che le vaccinazioni antivaiolosa non abbia portato qualche effetto benevolo nella popolazione mondiale, è un atto di totale malafede scientifica.

Ma…

C’è un ma, grande quanto una cittadina inglese che porta il nome di Leicester.

L’intero e complesso sistema, creato attorno al mito e la storia del vaccino contro il vaiolo, necessita di doverose precisazioni, ma soprattutto correzioni. Precisazione che arrivano direttamente da un’analisi del Dr. J. W. Hodge, che porta la data del lontano 1911.

La città di Leicester, a quei tempi, contava circa 250 mila persone e, fatto molto particolare che caratterizzava la cittadina inglese, erano le condizioni geografiche ad essa sfavorevoli. Circondato da una valle, nei pressi di un fiume lento e in presenza di un sottosuolo argilloso e impermeabile, coperto d’acqua. Fattori che hanno portato il Cancelliere generale, nel periodo tra il 1862 e il 1972, a dichiarare Leicester una delle città più malsane dell’Inghilterra.

Possiamo ritenere incredibile, se pensiamo a quanto possa sembrare contemporaneo l’argomento, la nascita di una Lega anti-vaccinazione a Leicester nel 1869. Inizialmente contava meno di venti persone, sino a quando non divennero numericamente importanti, da invertire la tendenza in ambito vaccinale. Nel 1867 oltre il 94% dei bambini nati, veniva vaccinata mentre nel 1897, appena vent’anni dopo, questa percentuale si attestava appena all’1,3%.

La storia si ripete nuovamente.

Il lento abbassarsi della percentuale di vaccinati, fu il risultato naturale di migliaia di procedimenti contro gli stessi genitori: multe ma soprattutto detenzione, presso le carceri cittadine. Tutte le classi cittadine, risolute nella loro opposizione, seguivano la Lega contro le vaccinazioni.

Non rappresentò solamente una battaglia ideologica, ma anche una risoluzione con evidenze scientifiche, che fece crollare ogni aspettativa benevola nei confronti del vaccino antivaioloso. Fu una terribile epidemia di vaiolo, tra il 1871 e il 1873, a portare migliaia di persone vaccinate a contrarre la malattia, con diverse centinaia di morti. E con essa la certezza di sentirsi “protetti”.

Nessuno, ai tempi, avrebbe mai scommesso la sopravvivenza della cittadina contro ripetuti e numerosi focolai di vaiolo. Eppure nessun’altra città inglese sembrò vantare lo stesso record positivo di Leicester, nessuno nel Regno Unito poteva consolidare lo stesso risultato, pur vantando coperture vaccinali più alte.

Nel periodo compreso tra il 1871 e il 1873, nel punto massimo più alto di copertura registrata a Leicester, i morti per vaiolo erano 360, in una popolazione di circa 98.000 persone. Nel periodo considerato invece “non protetto”, dal 1892 al 1894, le morti per vaiolo furono appena 21 su una popolazione di circa 182.000 persone. La situazione continuò a migliorare: nel biennio compreso tra il 1902 e il 1904, invece, le morti per vaiolo furono appena 30 morti ma con una popolazione decisamente più numerosa, circa 220.000 persone.

Anche il tasso di mortalità migliorò: da 27 ogni 1.000 persone nel 1872, corrispondente alla massima copertura vaccinale, a solo 17 ogni 1.000 persone, durante il minimo storico (attestato su 1-2%). A beneficio di questo miglioramento, anche il tasso di mortalità dei bambini diminuì enormemente.

Possibile attribuire questo “merito” a seguito della cessazione delle vaccinazione imposte?

Pare azzardato e quasi impossibile da affermare, ma i dati riscontrati era significativamente a favore di questa tesi. A Leicester, ci furono molti meno casi di vaiolo, dopo l’abbandono della pratica vaccinale.

Ma facciamo un passo indietro …

L’ingegnere sanitario John Thomas Biggs, è l’autore  del libro “Sanitation Vs Vaccination”, da cui prende spunto questo articolo. Fu membro del consiglio comunale e del consiglio idrico della valle Derwent. Assessore e magistrato, durante l’epidemia del vaiolo del 1871, studiò da vicino le cause che portarono al miglioramento, delle condizioni sanitarie nella città di Leicester, convincendosi dell’ inefficacia della vaccinazione, come metodo di prevenzione per il vaiolo.

L’ abbattimento della malattia, arrivò attraverso un metodo che potrebbe risultare, per molti di noi, nulla di sorprendente, ma segna decisamente un passo evolutivo in termini di prevenzione di fine secolo. Ancora oggi, dovrebbe fare scuola, tra gli attuali dirigenti sanitari.

Il metodo perfezionato di trattamento, consiste nell’ avviso tempestivo di qualsiasi caso di vaiolo, con un sollecito preventivo delle autorità sanitarie, che entro poche ore prelevano il malato e lo trasportato al sicuro in ospedale. Qualsiasi familiare e/o conoscente, situato nella dimora dell’assistito contagiato, presso l’abitazione, veniva posto in quarantena in confortevoli alloggi, mentre la casa veniva completamente disinfettata.

Quest’ azione permise l’abbattimento del vaiolo, con spese assai contenute. Praticamente irrisorie. Azioni che valsero l’opinione che la vaccinazione non fosse necessaria. La decisione di affrontare la malattia in modo sicuramente più diretto risultò più efficace e, con molta probabilità, sintomo di un miglioramento del progresso culturale, il migliore registrato in quei decenni.

Si diffuse una crescente opinione, nella cittadinanza, che la miglior forma di prevenzione era alla base delle più semplici norme igieniche – sanitarie. L’utilizzo di molta acqua potabile, il consumo di buon cibo, la scelta di vivere in case luminose e ben arieggiate, sommate al pubblico interesse dell’amministrazione comunale, che teneva strade e scarichi fognario puliti. Questa combinazione, non del tutto scontata ai tempi, permise la consapevolezza di non temere in alcun modo il vaiolo.

Le analogie passate con il nostro futuro, non si fermano qui.

Perché sembra strano dirlo, e per certi versi quasi complottista, ma quando scoppiò un’epidemia di vaiolo nei primi mesi di inizio novecento, un numero enorme di persone (poco più di 400 mila) fu rivaccinato in tutto il Regno Unito. Le spese, da giugno 1900 a marzo del 1902, raggiungeva la somma di 32.236 sterline. Al netto dell’ inflazione, parliamo di una cifra che oggigiorno ammonterebbe a circa più di tre milioni di sterline, certamente una somma non trascurabile. Dell’ ammontare monetario, quasi 24.000 sterline, finirono direttamente nelle tasche dei medici vaccinatori, sotto forma di tasse. Davanti a tale evidenza, i medici si sentirono comunque offesi per qualsiasi allusione, o suggerimento di interesse di tipo pecuniarie, dietro qualsiasi vaccinazione obbligatoria eseguita.

Nel 1882, a Derby, il Dr. PW Barry, tenne un’inchiesta, a causa della morte di un bambino, dopo la somministrazione di un vaccino, il caso venne occultato e censurato dai registri del tempo. Nonostante tutto, l’indagine di Barry portò comunque ad un risultato: l’utilizzo di strumentazioni non idonee e sporche, oltre che al vaccino, con molta probabilità, contaminato (linfa opaca e sporca). Di 587 uomini vaccinati, non meno di 166 (più del 28%) furono iscritti nella lista dei malati a seguito della vaccinazione, per ottenere così la retribuzione per malattia a spese pubbliche. Vaccino che ovviamente fu garantito, nella sua purezza e integrità, dagli stessi produttori: la Faulkners Vaccine Institution, di Londra.

La progressiva trasformazione di Leicester, in una cittadina priva di vaccini, rappresentò certamente una svolta culturale, che abbracciò la consapevolezza che qualsiasi miglioramento delle condizioni igienico – sanitarie, potesse rappresentare la più grande forma di prevenzione esistente. Il fatto che con meno vaccinazione, la città godesse di una salute migliore, ebbe un grande effetto positivo sulle menti del popolo di Leicester. Seicento vite infantili (di cui 2.200 sotto i 5 anni) salvate ogni anno grazie a misure igieniche ottimali, ad appannaggio dell’eliminazione delle vaccinazioni, con un abbattimento della mortalità media da 26 ogni 1000 abitanti al risultato sorprendente di 12 ogni 1000.

Ecco come la storia si ripete più di un secolo dopo.

(liberamente tratto dal J. W. Hodge, MD, How Small-Pox Was Banished from Leicester, “Twentieth Century Magazine”, vol. III, no. 16, Gennaio 1911, p. 342. e dal libro “LEICESTER: SANITATION versus Vaccination” di J.T. Biggs http://www.whale.to/a/biggsext.html)